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riconoscere che la somma delle volontà delle masse si trasferisce sui personaggi storici incondizionatamente, e perciò, descrivendo un qualsiasi potere, questi storici suppongono che questo potere sia l'unico assoluto e autentico e che ogni altra forza che si contrappone ad esso non sia un potere, ma una distruzione del potere, una violenza.   
   La loro teoria, buona per i periodi storici primitivi o pacifici, quando invece la si applica ai periodi complessi e tempestosi della vita dei popoli, quando sorgono contemporaneamente e lottano fra di loro diversi poteri, ha questo inconveniente, che lo storico legittimista dimostrerà che la Convenzione, il Direttorio e Bonaparte sono stati soltanto violazioni del potere, mentre il repubblicano e il bonapartista dimostreranno il primo che la Convenzione e il secondo che l'Impero erano il vero potere e che tutto il resto è stato una violazione del potere. È evidente che in tal modo, smentendosi reciprocamente, le spiegazioni del potere date da questi storici sarebbero buone solo per bambini in tenera età.   
   Riconoscendo la falsità di questo modo di vedere la storia, un altro gruppo di storici sostiene che il potere si fonda sulla trasmissione condizionata della somma delle volontà delle masse ai governanti e che i personaggi storici hanno il potere solo a condizione di eseguire il programma che per tacita intesa è stato deferito loro dalla volontà del popolo. Ma gli storici non ci dicono in che consista questo programma condizionante, o, se ce lo dicono, si contraddicono continuamente tra di loro.   
   A ognuno di questi storici, a seconda del suo punto dì vista di ciò che costituisce lo scopo del movimento, questo programma sembra consistere nella grandezza, nella ricchezza, nella libertà, nell'istruzione dei

Questo capitolo in: Inglese Francese Avanti