attendeva l'armata russa trovò sfogo in un accesso di rabbia prodotto dallo scherzo inopportuno di Žerkov.
«Se voi, egregio signore,» si mise a dire con voce stridula e un lieve tremito nella mascella inferiore, «desiderate essere un buffone, io non posso impedirvelo; ma vi dichiaro che se oserete un'altra volta fare il pagliaccio in mia presenza, vi insegnerò io come ci si comporta.»
Nesvickij e Žerkov furono così meravigliati da questa uscita, che fissarono Bolkonskij in silenzio, con gli occhi spalancati.
«Ma come? Io gli ho semplicemente fatto i miei rallegramenti,» disse Žerkov.
«Io non sto scherzando; tacete per favore!» gridò Bolkonskij e, preso per un braccio Nesvickij, si allontanò da Žerkov che non seppe che cosa rispondere.
«Ma che cos'hai, fratello mio?» chiese Nesvickij per calmarlo.
«Come, che cos'ho?» replicò il principe Andrej, fermandosi sopraffatto dall'agitazione. «Cerca di capire che noi, o siamo ufficiali al servizio dell'imperatore e della patria che gioiscono dei successi comuni e si costernano dei comuni insuccessi, oppure siamo dei lacchè che se ne infischiano degli affari del padrone. Quarante milles hommes massacrés et l'armée de nos alliés détruite, et vous trouvez là le mot pour rire,» disse, quasi a rafforzare la sua opinione con quella frase in francese. «C'est bien pour un garçon de rien, comme cet individu, dont vous avez fait un ami, mais pas pour vous, pas pour vous. Solo ai monelli è lecito divertirsi in questo modo,» soggiunse il principe Andrej in russo, pronunciando però questa parola con accento francese perché s'era accorto che Žerkov poteva ancora udirlo.
Aspettò per vedere se il tenente gli rispondesse. Ma quello si volse e