che esprime la vita del popolo occorre prima sapere in che consista la vita del popolo.
Imbattendosi in questa difficoltà, gli storici di questo gruppo escogitano la più oscura, impalpabile e generica delle astrazioni alla quale si possa ricondurre il maggior numero di eventi e dicono che in questa astrazione è contenuto lo scopo del movimento dell'umanità. Le astrazioni più comuni accettate da quasi tutti gli storici sono: la libertà, l'uguaglianza, l'istruzione, il progresso, la civiltà, la cultura. Avendo fissato come scopo del movimento del genere umano una qualsiasi astrazione, gli storici studiano gli uomini che hanno lasciato dietro di sé il maggior numero di ricordi: re, ministri, condottieri, scrittori, riformatori, papi, giornalisti, nella misura in cui tutti questi personaggi, a loro avviso, hanno favorito o contrastato quella data astrazione. Ma siccome nulla dimostra che lo scopo del genere umano consista nella libertà, nell'uguaglianza, nell'istruzione o nella civiltà e siccome il legame delle masse con i governanti e gli illuminati del genere umano è fondata solo sull'arbitraria supposizione che la somma delle volontà delle masse si trasmetta sempre alle persone che notiamo di più, l'attività di milioni di uomini che emigrano, incendiano, abbandonano l'agricoltura, si annientano a vicenda non si esprime mai nella descrizione dell'attività di una decina di persone che non incendiano case, non si occupano di agricoltura, non uccidono i loro simili.
La storia ce lo dimostra ad ogni passo. Il fermento dei popoli dell'occidente alla fine del secolo scorso e il loro tendere verso oriente sono forse spiegati dall'attività di Luigi XIV, XV e XVI, delle loro amanti, dei loro ministri, o dalla vita di Napoleone, di Rousseau, di Diderot, di Beaumarchais e di altri?