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alle scienze speculative.   
   Come suo oggetto la storia non ha la volontà dell'uomo, ma la rappresentazione che noi ce ne facciamo.   
   E perciò per la storia non esiste, come per la teologia, l'etica e la filosofia, il mistero insolubile dell'unione di libertà e necessità. La storia considera una rappresentazione della vita dell'umanità in cui l'unione di queste due contraddizioni si è già compiuta.   
   Nella vita reale ogni avvenimento storico, ogni azione umana viene compreso in modo molto chiaro e definito, senza che si avverta la minima contraddizione, sebbene ogni avvenimento appaia in parte come libero, in parte come necessario.   
   Per risolvere il problema del come si uniscano la libertà e la necessità e di che cosa costituisca l'essenza di questi due concetti, la filosofia della storia può e deve prendere una strada opposta a quella seguita dalle altre scienze. Invece di definire in se stessi i concetti di libertà e di necessità e quindi ricondurre i fenomeni della vita a queste definizioni, dall'enorme congerie di fenomeni di sua pertinenza e che si rappresentano sempre in dipendenza dalla libertà e dalla necessità, la storia deve dedurre la definizione dei concetti stessi di libertà e di necessità.   
   Qualunque sia la rappresentazione che esaminiamo dell'attività di molti o di un solo uomo, noi non la possiamo comprendere altrimenti che come un prodotto in parte della libertà dell'uomo, in parte delle leggi di necessità.   
   Sia che si parli delle migrazioni dei popoli o delle invasioni dei barbari, o dei decreti di Napoleone III, o dell'azione compiuta da un uomo un'ora fa, consistente nel fatto d'aver scelto una certa direzione tra le

Questo capitolo in: Inglese Francese Avanti