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tante possibili per la sua passeggiata, noi non notiamo la minima contraddizione. La misura della libertà e della necessità, che ha guidato le azioni di questi uomini, è per noi chiaramente definita.   
   Molto spesso l'idea di una maggiore o minore libertà varia a seconda del punto di vista dal quale noi esaminiamo il fenomeno; ma sempre ogni azione umana non ci si presenta altrimenti che come una determinata unione di libertà e di necessità. In ogni azione considerata noi vediamo una certa parte di libertà e una certa parte di necessità. E sempre, quanta più libertà vediamo in un'azione qualsiasi, tanto meno vi vediamo la necessità; e quanto maggiore è la necessità, tanto minore è la libertà. Il rapporto della libertà con la necessità aumenta e diminuisce a seconda del punto di vista da cui consideriamo l'azione; ma questo rapporto rimane sempre inversamente proporzionale.   
   Un uomo che annega e che si aggrappa a un altro e lo fa affogare, o una madre affamata, spossata dall'allattamento del figlio, che ruba del cibo, o un uomo addestrato alla disciplina che nel plotone di esecuzione uccide a un comando un uomo indifeso appaiono meno colpevoli, cioè meno liberi e più soggetti alla legge della necessità a chi conosce le condizioni in cui si trovavano, e più liberi a chi non sa che quell'uomo stava egli stesso annegando, che la madre era affamata, che il soldato faceva parte del plotone d'esecuzione ecc. Esattamente nello stesso modo, un uomo che vent'anni fa ha commesso un omicidio e poi è vissuto tranquillamente senza nuocere a nessuno appare meno colpevole, e il suo atto più sottoposto alla legge della necessità per chi lo considera dopo vent'anni, e più libero per chi consideri quello stesso atto il giorno dopo in cui era stato commesso. E nello stesso modo ogni azione di un pazzo, di un ubriaco o di un uomo fortemente eccitato appare meno libera e più necessaria a chi

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