conosce lo stato d'animo dell'uomo che ha commesso l'azione, e più libera e meno necessaria a colui che non lo conosce. In tutti questi casi aumenta o diminuisce il concetto di libertà e, di conseguenza, diminuisce o aumenta il concetto di necessità, sempre a seconda del punto di vista da cui si considera l'azione. Cosicché, quanto maggiore appare la necessità, tanto minore appare la libertà. E viceversa.
La religione, il buon senso dell'umanità, le scienze del diritto e la stessa storia intendono in modo eguale questo rapporto fra la necessità e la libertà.
Tutti i casi, senza eccezione, nei quali aumenta e diminuisce la nostra idea della libertà e della necessità hanno solo tre basi:
1) Rapporto dell'uomo che ha compiuto l'azione con il mondo esterno,
2) con il tempo, e
3) con le cause che hanno prodotto l'azione.
1) Il primo punto è dato dal maggior o minor rapporto a noi visibile dell'uomo con il mondo esterno, dalla nozione più o meno chiara di quel determinato posto che ogni uomo occupa rispetto a tutto ciò che esiste contemporaneamente a lui. È quella base a causa della quale appare evidente che l'uomo che annega è meno libero e più soggetto alla necessità dell'uomo che si trova sulla terraferma; quella base a causa della quale le azioni di un uomo che vive in stretto contatto con altri uomini in una località popolosa, le azioni di un uomo legato alla famiglia, all'impiego, alle sue faccende, appaiono indubbiamente meno libere e più soggette alla necessità delle azioni di un uomo solo e isolato.
Se noi osserviamo un uomo solo, senza rapporti con tutto ciò che lo circonda, ogni sua azione ci sembra libera. Ma se noi vediamo anche un suo qualsiasi rapporto con ciò che lo circonda, se vediamo un suo legame con