chicchessia: con una persona con cui parla, con un libro che legge, con il lavoro da cui è occupato, perfino con l'aria che lo circonda, perfino con la luce che cade sugli oggetti che gli stanno intorno, vediamo che ciascuna di queste condizioni ha su di lui un influsso e dirige almeno un aspetto della sua attività. E, quanto più ci avvediamo questi influssi, tanto più diminuisce la nostra idea della sua libertà e aumenta quella della necessità alla quale è sottoposto.
2) Il secondo punto è: il maggior o minor rapporto, temporaneo e visibile, fra l'uomo e il mondo esterno; la più o meno chiara visione del posto che l'azione dell'uomo occupa nel tempo. Questa è la base a causa della quale la caduta del primo uomo, che ha avuto come sua conseguenza l'origine del genere umano, ci appare evidentemente meno libera che non il matrimonio di un uomo d'oggi. È la base in conseguenza della quale la vita e l'attività degli uomini che sono vissuti secoli fa, collegate a me nel tempo, non possono apparirmi così libere come la vita contemporanea, le cui conseguenze mi sono ancora ignote.
La gradualità dell'idea circa la maggiore o minore libertà e necessità a questo riguardo dipende dal maggiore o minore intervallo di tempo intercorso fra il compimento dell'atto e il giudizio su di esso.
Se io considero un'azione da me compiuta un momento prima, approssimativamente nelle stesse condizioni in cui mi trovo ora, la mia azione mi appare indubbiamente libera. Ma se esamino un'azione compiuta un mese fa, trovandomi ormai in altre condizioni, riconosco involontariamente che se quell'azione non fosse stata compiuta, molte cose utili, piacevoli e anche necessarie che ne sono conseguite non avrebbero avuto luogo. Se poi mi trasferisco con il ricordo a un atto ancora più lontano, compiuto dieci o più anni fa, le conseguenze del mio atto mi appariranno ancor più