evidenti, e mi riuscirà difficile immaginare che cosa sarebbe accaduto se quell'atto non avesse avuto luogo.
Quanto più indietro mi trasferirò con i ricordi, o, che è lo stesso, nell'avvenire con il giudizio, tanto più il mio ragionamento sulla libertà dell'atto diventerà dubbio.
La stessa progressione nella sicurezza della parte che spetta al libero arbitrio nelle azioni collettive dell'umanità noi troviamo nella storia. Un avvenimento contemporaneo ci appare senza alcun dubbio come opera di persone che ci sono tutte note; ma in un avvenimento più lontano noi vediamo già le inevitabili conseguenze al di fuori delle quali non possiamo immaginarci nient'altro. E quanto più andiamo indietro nel nostro esame degli avvenimenti tanto meno essi ci appaiono arbitrari.
La guerra austro-prussiana ci appare come un'indubbia conseguenza delle azioni dell'astuto Bismarck, ecc.
Le guerre napoleoniche, sebbene in modo più dubbio, tuttavia ci appaiono ancora come opera della volontà di eroi; ma nelle crociate vediamo già un avvenimento che occupa un posto ben determinato e senza del quale la storia moderna dell'Europa sarebbe inconcepibile, sebbene ai cronisti delle crociate questo avvenimento apparisse soltanto come opera della volontà di alcuni personaggi. Se poi passiamo alla migrazione dei popoli, a nessuno oggi viene in mente che dipendesse dall'arbitrio di Attila rinnovare il mondo europeo. Quanto più si trasporta indietro nella storia l'oggetto dell'osservazione tanto più dubbia diventa la libertà degli uomini che hanno prodotto gli eventi e tanto più evidente la legge della necessità.
3) Il terzo punto è la maggiore o minore nostra capacità di accesso a quell'infinita serie di cause che costituisce un'esigenza inevitabile