della ragione e nella quale ogni fenomeno capito - e perciò ogni azione dell'uomo - deve avere il suo posto determinato, come conseguenza delle azioni precedenti e causa delle successive.
Su questo si fonda il fatto che le nostre azioni e quelle degli altri uomini ci appaiono, da una parte, tanto più libere e meno soggette alla necessità quanto più ci sono note le leggi fisiologiche, psicologiche e storiche dedotte dall'osservazione, alle quali l'uomo è soggetto, e quanto più sicuramente è stata da noi osservata la causa fisiologica, psicologica o storica dell'azione; d'altra parte, quanto più semplice è l'azione osservata e quanto meno complicato per carattere e intelligenza è quell'uomo la cui azione consideriamo.
Quando assolutamente non comprendiamo la causa di un'azione, si tratti di un delitto, di un'opera buona o anche di un'azione indifferente al bene e al male, in quest'azione noi riconosciamo la massima percentuale di libertà. Nel caso di un delitto noi esigiamo soprattutto un castigo; nel caso di una buona azione apprezziamo soprattutto l'azione stessa. Nel terzo caso riconosciamo la presenza della massima individualità, originalità, libertà. Ma se anche una sola delle innumerevoli cause ci è nota, riconosciamo già una certa parte di necessità e chiediamo minor pena per il delitto, riconosciamo minor merito nell'azione virtuosa e minor libertà nell'azione che ci era sembrata originale. Il fatto che il delinquente sia cresciuto in un ambiente di canaglie già attenua la sua colpa. L'abnegazione di un padre, di una madre, il sacrificio con la possibilità di una ricompensa sono più comprensibile di un sacrificio senza motivo, e perciò sembrano meno meritevoli di simpatia, meno liberi. Il fondatore di una setta, di un partito, un inventore ci riescono meno sorprendenti quando sappiamo come e da che cosa è stata preparata la loro