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perché non si consumi. Il principe Vasilij lo sapeva e, considerando che se si fosse messo a chiedere favori per tutti quelli che gliene chiedevano, ben presto non avrebbe più potuto chiederne per sé, di rado faceva ricorso alla propria influenza. Nel caso della principessa Drubeckaja provava tuttavia, dopo quel nuovo appello, una sorta di rimorso di coscienza. Lei gli aveva rammentato la verità: che era debitore al padre di lei dei suoi primi passi nella carriera. Dai suoi modi, inoltre, si rendeva conto che la principessa era una di quelle donne - madri in particolare - che una volta ficcatasi una cosa in testa, non desistono finché i loro desideri non sono stati esauditi, e sono pronte a insistere ogni giorno, ogni minuto, sono disposte perfino a far scenate. Quest'ultima considerazione lo fece esitare.   
   «Chère Anna Michajlovna,» disse col suo abituale tono familiare e annoiato. «Per me è quasi impossibile ottenere ciò che vi sta a cuore; ma, per dimostrarvi la mia affezione e come rispetti la memoria del vostro defunto padre, farò l'impossibile: vostro figlio sarà trasferito nella Guardia, eccovi la mia mano. Contenta?»   
   «Mio caro, siete un vero benefattore! Del resto, altro da voi non mi potevo aspettare; sapevo quanto siete buono.»   
   Egli fece l'atto di andarsene.   
   «Aspettate, ancora due parole. Une fois passé aux gardes...,» disse, un po' confusa, «Voi siete amico di Michajl Ilarionoviè Kutuzov, raccomandategli Boris come aiutante di Stato Maggiore. Allora sarei tranquilla, e allora ormai...»   
   Il principe Vasilij sorrise.   
   «Questo non lo posso promettere. Voi sapete come sia assediato Kutuzov da quando è stato nominato comandante in capo. Lui stesso mi ha raccontato

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