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   «Proprio, proprio,» disse Nesvickij. «Davvero, piacerebbe anche a me,» aggiunse poi infilando un pasticcino nella sua bella bocca umida, «dare una capatina là dentro.»   
   Indicava il monastero con le torri, che si scorgeva sulla montagna. Sorrise; i suoi occhi si fecero piccoli e s'illuminarono.   
   «Dico che sarebbe divertente, signori!»   
   Gli ufficiali risero.   
   «Almeno per fare un po' di paura alle monachelle. Sono italiane, dicono, e ce ne sono di giovani. Davvero, darei cinque anni della mia vita!»   
   «E pare anche che si annoino,» disse ridendo un ufficiale più ardito.   
   Intanto l'ufficiale del seguito che se ne stava ritto più innanzi, andava indicando qualcosa al generale. Questi stava guardando nel cannocchiale.   
   «Sì, è proprio così, proprio così,» disse con ira il generale allontanando il cannocchiale dagli occhi e stringendosi nelle spalle, «apriranno il fuoco sul traghetto. Ma i nostri perché non si muovono?»   
   Sull'altra sponda si scorgevano a occhio nudo il nemico e una sua batteria, dalla quale usciva un fumo leggero bianco latte. Subito dopo quel fumo, echeggiò uno sparo lontano e si videro le nostre truppe affrettarsi al traghetto.   
   Nesvickij si alzò sbuffando e si avvicinò sorridendo al generale.   
   «Vostra eccellenza non gradirebbe metter qualcosa sotto i denti?» disse.   
   «Brutto affare,» disse il generale senza rispondergli, «i nostri hanno aspettato troppo.»   
   «Non sarebbe il caso che qualcuno andasse laggiù, eccellenza?» disse

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