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   «Tu ci dovresti star bene in casa con loro, Fedotov!»   
   «Eh, ne ho viste tante di donne, fratello mio!»   
   «Dove andate?» domandò un ufficiale di fanteria che mangiava una mela, anch'egli sorridendo a mezzo e guardando la bella ragazza.   
   La tedesca, chiudendo gli occhi, fece intendere che non capiva.   
   «La vuoi? Prendila,» disse l'ufficiale porgendo la mela alla ragazza.   
   La ragazza sorrise e la prese. Nesvickij, come tutti gli altri che erano sul ponte, non distolse gli occhi dalle donne fin quando non furono passate. Il carro avanzò, e di nuovo transitarono altri soldati, facendo gli stessi discorsi. Alla fine tutti si fermarono. Come spesso succede, allo sbocco del ponte i cavalli di una carretta di compagnia si erano imbizzarriti e ora tutti dovevano aspettare.   
   «Ma adesso cosa fanno, perché si fermano? Non c'è ordine di fermarsi,» dicevano i soldati. «Che cos'hai tu da spingere, imbecille? Non è questo il momento di fermarsi. Se loro riescono a incendiare il ponte, allora sì che è brutta. Guardate, schiacciano anche un ufficiale,» dicevano da varie parti i gruppi che si erano fermati, squadrandosi fra loro, e tutti premevano in avanti, verso l'uscita del ponte.   
   A un tratto, mentre guardava sotto il ponte le acque dell'Ens, Nesvickij udì un rumore che gli riusciva nuovo e si avvicinava rapidamente... il rumore di qualcosa di pesante, che cadde con un tonfo nell'acqua.   
   «Che mira ha quello!» disse con aria severa un soldato vicino a lui, che s'era voltato al rumore.   
   «Ci fa coraggio, per farci passare più in fretta,» rispose un altro, tranquillamente.   
   La folla si rimise in moto. Nesvickij comprese che era stata una

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