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avevano approfondito la loro conoscenza durante l'ultimo viaggio del principe Andrej a Vienna insieme con Kutuzov. Come il principe Andrej era un giovane che prometteva di andare lontano nella carriera militare, così, e ancor più, prometteva Bilibin nella carriera diplomatica. Era ancora giovane, come uomo, ma già anziano come diplomatico, poiché aveva cominciato a prestar servizio fin da quando aveva sedici anni: era stato a Parigi, a Copenaghen e adesso occupava a Vienna un posto piuttosto importante. Sia il cancelliere, sia il nostro ambasciatore a Vienna lo conoscevano e lo stimavano. Egli non apparteneva alla numerosa schiera di diplomatici che sono tenuti a possedere soltanto qualità negative, a non fare determinate cose e a parlare il francese soltanto per dimostrarsi degli ottimi diplomatici; al contrario amava il suo lavoro e lo svolgeva oculatamente. E nonostante la sua pigrizia, talvolta trascorreva la nottata intera alla scrivania. Qualunque fosse la natura di una data mansione, vi si dedicava con uguale impegno. Non lo interessava tanto il «perché», quanto il «come». Gli era del tutto indifferente il contenuto di una data azione diplomatica, mentre godeva nel redigere con precisione ed eleganza una circolare, un memorandum o un rapporto. Ma i servigi di Bilibin, oltre che per l'abilità di cui dava prova facendo uso della penna, erano apprezzati anche per la sua capacità di comportarsi a dovere e di parlare nelle alte sfere.   
   Bilibin amava la conversazione come amava il lavoro, ma solo se la conversazione era elegante e spiritosa. In società egli aspettava sempre l'occasione per dire qualcosa di significativo, e non interveniva in un discorso se non si verificavano queste condizioni. La conversazione di Bilibin era sempre farcita di frasi taglienti, originali e spiritose, che attirassero l'interesse generale. Nel laboratorio interno di Bilibin

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