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queste frasi venivano volutamente approntate a guisa di articoli portatili, affinché i dabbenuomini dell'alta società potessero ficcarsele bene in testa e diffonderle nei salotti. E in effetti les mots de Bilibine se colportaient dans les salons de Vienne, come si diceva, e sovente esercitavano qualche influenza sui cosiddetti affari di primo piano.   
   La sua faccia magra, scavata, giallognola era percorsa da grosse rughe che sembravano sempre accuratamente lavate come la punta delle dita dopo un bagno. I movimenti di queste rughe influivano in modo determinante sulla sua fisionomia. Talvolta la sua fronte a larghe pieghe gli si corrugava, le sopracciglia si sollevavano; talaltra le sopracciglia si abbassavano e grosse rughe scavavano le guance. I piccoli occhi infossati avevano sempre uno sguardo aperto e lieto.   
   «Be', adesso raccontatemi le vostre imprese,» disse Bilibin al principe Andrej.   
   Bolkonskij, con la massima modestia e senza menzionare se stesso una sola volta, gli raccontò della battaglia e poi dell'accoglienza del ministro della guerra.   
   «Ils m'ont reçu avec ma nouvelle, comme un chien dans un jeu de quilles,» disse, a mo' di conclusione.   
   Bilibin ebbe un risolino e stese le rughe della faccia.   
   «Cependant, mon cher,» disse, contemplandosi un'unghia da lontano e raggrinzendo la pelle in su sopra l'occhio sinistro, «malgrè la haute estime que je professe pour le "ortodosso esercito russo", j'avoue que votre victoire n'est pas des plus victorieuses.»   
   Continuava a parlare in francese, usando il russo solo per le parole che voleva sottolineare con disprezzo.   
   «Come? Vi siete scaraventati con tutta la massa delle vostre truppe

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