Pavlovna, «depuis l'assassinat du duc il y a un martyr de plus dans le ciel, un héros de moins sur la terre.»
Anna Pavlovna e gli altri non avevano ancora fatto in tempo a manifestare con un sorriso il loro apprezzamento per queste parole del visconte, che Pierre irruppe un'altra volta nella conversazione, e Anna Pavlovna non poté fermarlo, sebbene presentisse che avrebbe detto qualcosa di sconveniente.
«L'esecuzione del duca d'Enghien,» disse Pierre, «è stata una necessità di stato, e io vedo della grandezza d'animo proprio nel fatto che Napoleone non abbia temuto d'addossarsi di persona l'intera responsabilità di quell'azione.»
«Dieu! mon Dieu!» mormorò Anna Pavlovna con un bisbiglio atterrito.
«Comment, monsieur Pierre, vous trouvez que l'assassinat est grandeur d'âme?» disse la piccola principessina, sorridendo e tirandosi più accosto il lavoro.
«Ah! Oh!» commentarono varie voci.
«Capital!» disse in inglese il principe Ippolit e cominciò a battersi la palma di una mano su un ginocchio. Il visconte si limitò a stringersi nelle spalle.
Pierre con aria di sfida squadrò gli ascoltatori da sopra i suoi occhiali.
«Dico questo,» proseguì con accanimento, «perché i Borboni sono fuggiti davanti alla rivoluzione, abbandonando il popolo in preda all'anarchia; solo Napoleone ha saputo capire la rivoluzione, domarla, e perciò per il bene generale non poteva fermarsi di fronte alla vita di un uomo.»
«Non vorreste passare a quel tavolo?» disse Anna Pavlovna.
Ma Pierre continuò il suo discorso senza rispondere.