qui, ma non osano ammetterlo apertamente. Succederà ciò che io dicevo al principio della campagna: che non sarà la vostra échauffourée de Dürenstein, che in genere non sarà la polvere a decidere la cosa, ma quelli che l'hanno inventata,» disse Bilibin ripetendo uno dei suoi mots, e rilassando la pelle sulla fronte. «La questione sta soltanto in ciò che ci dirà l'incontro di Berlino tra l'imperatore Alessandro e il re di Prussia. Se la Prussia entrerà nell'alleanza, on forcera la main à l'Autriche, e sarà la guerra. In caso diverso, si tratterà solo di mettersi d'accordo sul luogo dove formulare le prime clausole di una nuova Campoformio.»
«Ma che straordinaria genialità!» esclamò a un tratto il principe Andrej serrando a pugno la sua piccola mano e battendola sulla tavola. «E che fortuna ha quest'uomo!»
«Buonaparte?» disse interrogativamente Bilibin corrugando la fronte e avvertendo così che adesso sarebbe seguito un mot. «Buonaparte?» ripeté, appoggiando la voce sulla «u». «Ora che da Schönbrunn detta legge all'Austria il faut lui faire grâce de l'u. Io faccio decisamente un'innovazione e lo chiamo Bonaparte tout court.»
«No, davvero,» disse il principe Andrej, «pensate che la campagna sia ormai conclusa?»
«Ecco che cosa penso. L'Austria è stata giocata come una sciocca. Non ci è abituata, e si vendicherà. Ed è stata giocata perché in primo luogo, le province sono devastate (on dit, que l'ortodoxe est terrible pour le pillage), l'esercito è annientato, la capitale è invasa; e tutto questo pour les beaux yeux del re di Sardegna. Perciò, entre nous, mon cher il fiuto mi dice che ci ingannano, il fiuto mi parla di intese con la Francia e di propositi di pace: di pace segreta, di pace separata.