«Non, non, avouez que c'est charmant,» disse, «cette histoire du pont de Thabor. Ils l'ont passé sans coup férir.»
Il principe Andrej non riusciva a capire.
«Ma da dove venite per non sapere quello che sanno perfino i cocchieri in città?»
«Sono stato dall'arciduchessa. Là non ne ho sentito parlare.»
«E non vi siete accorto che dappertutto fanno fagotto?»
«Non ho visto... Ma cos'è accaduto, dunque?» chiese con impazienza il principe Andrej.
«Cos'è accaduto? È accaduto che i francesi hanno passato il ponte difeso da Auersperg, che il ponte non è stato fatto saltare, sicché ora Murat è in marcia per Brünn e oggi o domani, saranno qui.»
«Come qui? E perché non hanno fatto saltare il ponte, se era già stato minato?»
«È quello che chiedo a voi. Questo non lo sa nessuno, nemmeno Bonaparte.»
Bolkonskij si strinse nelle spalle.
«Ma se è stato passato il ponte, anche il nostro esercito è perduto; resterà tagliato fuori,» disse.
«E qui sta il bello,» rispose Bilibin. «State a sentire. I francesi entrano a Vienna, come vi ho detto. Tutto procede bene. Il giorno dopo, ossia ieri, i signori marescialli Murat, Lannes e Belliard montano a cavallo e si dirigono verso il ponte. (Non dimenticate che tutti e tre sono guasconi.) "Signori," dice l'uno, "voi sapete che il ponte di Thabor è minato e controminato; che di fronte a noi c'è una possente tête de pont e quindicimila uomini che hanno l'ordine di fare saltare il ponte e di non lasciarci passare. Ma a Napoleone, nostro sovrano imperatore, farà piacere