de pont. Alla fine compare il generale luogotenente in persona, il nostro simpatico principe Auersperg von Mattern. "Carissimo nemico, fiore dell'esercito austriaco, eroe delle guerre di Turchia! L'inimicizia è finita, possiamo darci la mano... l'imperatore Napoleone arde dal desiderio di conoscere il principe Auersperg." Insomma, questi signori, non per niente guasconi, coprono Auersperg di belle parole, tanto che lui si sente così lusingato da quella cordialità prontamente stabilita, così accecato dallo spettacolo del mantello e delle penne di struzzo di Murat, qu'il n'y voit que du feu, et oublie celui qu'il devait faire, faire sur l'ennemi. (Nonostante la vivacità del suo discorso Bilibin non dimenticò di fermarsi dopo questo mot per lasciare il tempo di apprezzarlo.) Il battaglione francese irrompe nella tête de pont, i cannoni vengono inchiodati e il ponte è preso. Ma il più bello è che,» proseguì egli, - mentre, preso dal fascino del suo racconto, si andava calmando della sua agitazione - «il più bello è che il sergente addetto al cannone che doveva dare il segnale per l'accensione delle mine e far saltare il ponte, vedendo che le truppe francesi correvano sul ponte, vuole sparare; ma Lannes gli scosta il braccio. Il sergente, che a quanto pare era più intelligente del suo generale, si avvicina ad Auersperg e dice: "Principe, vi ingannano: ecco i francesi!" Murat capisce che la partita è perduta se si permette al sergente di parlare. Con finto stupore (da vero guascone) si rivolge ad Auersperg: "Non riconosco la disciplina austriaca tanto lodata in tutto il mondo," dice, "voi permettete a un subalterno di parlarvi così!" C'est génial. Le prince d'Auersperg se pique d'honneur et fait mettre le sergent aux arrêts. Non, mais avouez que c'est charmant toute cette histoire de pont du Thabor. Ce n'est ni bêtise, ni lâcheté...»