«Signor aiutante! Signor aiutante di campo!... Per l'amor di Dio... difendetemi... Che cos'è questa storia?... Io sono la moglie del medico del settimo cacciatori... non mi lasciano passare; siamo rimasti indietro, abbiamo perso i nostri...»
«Ti riduco la faccia come una frittella! Volta e torna indietro, indietro, tu e la tua sgualdrina!» gridò al soldato un ufficiale furibondo.
«Signor aiutante di campo, difendetemi! Che modi sono questi?» gridava la moglie del medico.
«Fate il piacere di lasciar passare questa vettura. Non vedete che c'è una donna?» disse il principe Andrej avvicinandosi col suo cavallo all'ufficiale.
L'ufficiale gli gettò un'occhiata, e senza rispondergli si volse di nuovo verso il soldato: «Ti insegnerò io... Indietro!»
«Lasciatela passare, ho detto,» ripeté il principe Andrej a denti stretti.
«E tu chi sei?» lo interpellò a un tratto l'ufficiale con furore da ubriaco. «Tu chi sei?» (Calcava ostentatamente sul «tu».) «Saresti un capo, forse? Qui il capo sono io, non sei tu. Indietro,» ripeté, «o ti riduco una frittella.»
Evidentemente quell'espressione piaceva all'ufficiale. «Lo hanno trattato coi fiocchi, il nostro aiutante,» si udì una voce alle loro spalle.
Il principe Andrej si accorse che l'ufficiale era in preda a quell'inconsulto accesso di immotivato furore in cui gli uomini non sanno ciò che dicono. Si accorse che il suo intervento a favore della moglie del medico seduta nel veicolo appariva pieno di ciò che egli temeva più di