di preoccupazione, particolarmente intensa sul volto sempre ilare di Nesvickij.
«Dov'è il comandante in capo?» domandò Bolkonskij.
«Qui, in quella casa,» rispose l'aiutante.
«Ma è vero, dunque, che siamo alla pace e alla capitolazione?» domandò Nesvickij.
«Lo domando io a voi. Io so solo che ho fatto molta fatica a trovarvi.»
«Ah, come siamo ridotti, mio caro! Un disastro! Ci rimorde il cuore di aver tanto riso di Mack: a noi è capitato di peggio,» disse Nesvickij. «Ma siediti, mangia qualcosa.»
«Qui, principe, non troverete più né il carro né altro; il vostro Pëtr Dio solo sa dove sia finito,» disse l'altro aiutante.
«Dov'è il quartier generale?»
«Noi pernottiamo a Znaim.»
«Quanto a me, ho caricato tutto quello che mi occorreva su due cavalli,» disse Nesvickij, «e mi hanno imballato tutto molto bene. Purché si riesca a svignarsela attraverso i monti della Boemia. Brutta situazione, caro mio. Ma tu che hai: non stai bene che tremi così?» domandò poi, notando che il principe Andrej aveva avuto un sussulto come se avesse toccato una bottiglia di Leida.
«Non è niente,» rispose il principe Andrej.
In quel momento s'era ricordato dell'incontro di poco prima con la moglie del medico e con l'ufficiale addetto alle salmerie.
«Cosa fa qui il comandante in capo?» domandò.
«Non lo so proprio,» rispose Nesvickij.
«Io so soltanto una cosa: che tutto è ignobile, ignobile e ributtante,»