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disse il principe Andrej e si avviò verso la casa nella quale era alloggiato il comandante in capo.   
   Passando davanti alla carrozza di Kutuzov, agli stremati cavalli da sella del seguito e ai cosacchi che discorrevano fra loro ad alta voce, il principe Andrej entrò nel vestibolo. Come gli era stato riferito, Kutuzov in persona si trovava nella casetta insieme al principe Bagration e a Weirother, il generale austriaco che aveva sostituito il defunto Schmidt. Nel vestibolo, il piccolo Kozlovskij se ne stava accoccolato davanti a uno scritturale dalle maniche rimboccate, che scriveva frettolosamente su un barilotto rovesciato. La faccia di Kozlovskij era disfatta: anche lui, evidentemente, non aveva dormito quella notte. Lanciò uno sguardo al principe Andrej e non gli fece nemmeno un cenno col capo.   
   «La seconda linea... Hai scritto?» chiese, continuando a dettare allo scritturale. «Reggimento dei granatieri di Kiev, reggimento di Podolsk...»   
   «Non riesco a starvi dietro, eccellenza,» rispose lo scritturale in modo irrispettoso e adirato, voltandosi a guardare Kozlovskij.   
   In quel momento, dietro la porta, si udì la voce agitata e scontenta di Kutuzov, interrotta da un'altra voce sconosciuta. Dal suono di quelle voci, dall'indifferenza con la quale Kozlovskij lo aveva guardato, dai modi irrispettosi dello scritturale esausto, dal fatto che lo scritturale e Kozlovskij sedevano così vicini al comandante supremo, per terra, vicino a un barilotto, e dal fatto che i cosacchi addetti ai cavalli ridevano sguaiatamente sotto la finestra della casa: da tutto questo il principe Andrej comprese che era accaduto qualcosa di decisivo e di funesto.   
   Rivolse allora con insistenza varie domande a Kozlovskij.   
   «Vengo subito, principe,» disse Kozlovskij. «Sono gli ordini per

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