Bagration.»
«Ma la capitolazione?»
«Niente capitolazione; sono state date disposizioni per la battaglia.»
Il principe Andrej si diresse verso la porta dalla quale giungevano le voci. Ma mentre stava per aprire la porta, le voci tacquero, la porta si aprì da sola, e sulla soglia comparve Kutuzov col suo naso aquilino che spiccava sul viso paffuto. Il principe Andrej si trovò in piedi davanti a Kutuzov, ma, dall'espressione di quell'unico occhio dal quale il comandante supremo vedeva, era palese che i pensieri e le preoccupazioni lo assorbivano a tal punto, da impedirgli di distinguere chi gli stava dinanzi. Guardava in faccia il suo aiutante di campo senza riconoscerlo.
«Allora, hai terminato?» chiese Kutuzov a Kozlovskij.
«In questo istante, eccellenza.»
Bagration, piuttosto basso di statura, non ancora anziano, il corpo asciutto e un viso duro e immoto di tipo orientale, emerse dietro le spalle del comandante supremo.
«Ho l'onore di presentarmi,» ripeté per la seconda volta il principe Andrej a voce abbastanza vibrata, porgendo un plico.
«Ah, da Vienna. Bene. Dopo, dopo!»
Kutuzov si affacciò con Bagration sulla porta d'ingresso.
«Ebbene, principe, addio,» disse a Bagration. «Che Dio ti accompagni. Ti benedico per questa grande impresa.»
Improvvisamente il volto di Kutuzov si addolcì e gli spuntarono delle lacrime negli occhi. Attrasse a sé con la mano sinistra Bagration e con la destra, quella che recava l'anello, con un gesto palesemente abituale, gli fece il segno della croce, e al tempo stesso gli porgeva la guancia grassoccia. Ma invece della guancia Bagration gli baciò il collo.