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appariva l'aspetto delle truppe. Il colmo del disordine e della desolazione il principe Andrej li aveva trovati prima di Znaim, fra i carri che aveva incontrato al mattino e che si trovavano a dieci miglia dai francesi. Anche a Grunt si avvertiva una certa ansia, come una paura di qualcosa. Ma, quanto più il principe Andrej si avvicinava alle linee francesi, tanto più le nostre truppe apparivano sicure di sé. I soldati erano allineati con i cappotti indosso, mentre il sergente maggiore e il comandante di compagnia contavano gli uomini puntando il dito sul petto del soldato capofila e ordinandogli di alzare il braccio; altri soldati, sparpagliati per tutta la zona, trasportavano legna e sterpaglia e fabbricavano piccole baracche, ridendo e chiacchierando allegramente. Davanti ai falò sedevano soldati, vestiti o seminudi, che facevano asciugare camicie e pezze da piedi, oppure accomodavano gli stivali e i cappotti, o si affollavano intorno ai pentoloni e ai cucinieri. In una compagnia il rancio era pronto e i soldati guardavano con facce avide i pentoloni fumanti aspettando l'assaggio che il capocuciniere recava in una ciotola di legno all'ufficiale seduto su una trave di fronte alla baracca.   
   In un'altra compagnia, più fortunata, che aveva ancora una riserva di vodka, i soldati si stringevano attorno a un sergente maggiore largo di spalle, col volto butterato, che inclinava un barilotto e versava un po' di liquore nei tappi delle borracce che gli venivano messi davanti l'uno dopo l'altro. I soldati con espressioni estasiate portavano alla bocca i tappi delle borracce, ne rovesciavano il contenuto in gola e, sciacquandosi la bocca e tergendosela con le maniche dei cappotti, si allontanavano dal sergente maggiore con un'aria più allegra di prima. Tutte le facce erano tranquille, come se tutto succedesse non al cospetto

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