e ignoti.
Sin dalle prime ore del mattino, nonostante il divieto di avvicinarsi alle linee, i comandanti non avevano potuto liberarsi di quei curiosi. I soldati di prima linea, come persone che mettono in mostra qualcosa di raro, non guardavano pił i francesi, ma facevano le loro osservazioni su chi si avvicinava, e aspettavano il cambio annoiandosi. Il principe Andrej si fermņ a osservare i francesi.
«Guarda lą, guarda...» diceva un soldato a un compagno, indicando un fuciliere russo insieme a un ufficiale che si era avvicinato alla prima linea e con voce accalorata parlava fittamente a un granatiere francese. «Senti come chiacchiera! Neanche il francese riesce a tenergli dietro. Ehi, tu, Sidorov!»
«Aspetta, sta' a sentire. Accidenti come parla in fretta!» rispose Sidorov che era considerato un maestro nella lingua francese.
Il soldato cui accennavano coloro che stavano ridendo era Dolochov. Il principe Andrej lo riconobbe e si mise ad ascoltare la sua conversazione. Dolochov insieme al suo comandante di compagnia si era portato sulla linea, proveniente dal fianco sinistro, dove si trovava il suo reggimento.
«Su, ancora, ancora!» lo incitava il comandante della compagnia, piegandosi in avanti e cercando di non perdere nemmeno una di quelle parole per lui incomprensibili. «Pił in fretta, per favore. E lui che cosa dice?»
Dolochov non gli rispose; era trascinato in una calorosa discussione con il granatiere francese. Naturalmente, e non avrebbe potuto essere altrimenti, parlavano della campagna in corso. Confondendo i russi con gli austriaci, il francese diceva che i russi si erano arresi e gią ad Ulm