nemico condurrà l'attacco sul fianco destro,» si diceva, «il reggimento di granatieri di Kiev e i cacciatori del Podolsk dovranno mantenere le loro posizioni finché le riserve del centro non li avranno raggiunti. In questo caso i dragoni possono colpire sul fianco e travolgerli. In caso di attacco al centro, invece, noi piazziamo su quest'altura il grosso dell'artiglieria e, sotto la sua copertura, spieghiamo il fianco sinistro e ci ritiriamo, a scaglioni, fino al burrone,» ragionava fra sé...
Come sovente accade, durante tutto il tempo in cui era rimasto alla batteria vicino al cannone, il suo udito era stato colpito dall'incessante vocio degli ufficiali che parlavano nella capanna, ma senta riuscire a distinguere una sola parola di ciò che stavano dicendo. A un tratto nel suono delle voci provenienti dalla capanna lo colpì un accento così appassionato, che suo malgrado si mise in ascolto.
«No, mio caro,» diceva una voce di timbro gradevole e che al principe Andrej parve di conoscere, «io dico che se fosse possibile sapere che cosa ci aspetta dopo la morte, nessuno di noi avrebbe paura di morire. È proprio così, mio caro.»
Un'altra voce, più giovane, lo interruppe:
«Sì, ma che tu ne abbia paura o no, in ogni caso alla morte non si scappa.»
«Ma si ha paura egualmente. Eh, voi, sapienti,» disse una terza voce, di timbro molto virile, interrompendo tutti e due. «Già, già, voialtri artiglieri siete tanto sapienti, perché potete sempre portarvi appresso tutto quello che volete: la vostra vodka, la vostra colazione...»
E il titolare della voce molto virile, evidentemente un ufficiale di fanteria, scoppiò a ridere.
«Però si ha paura,» continuò la prima voce, quella che al principe