Prima di giungere alla trincea in costruzione, nella luce serale della fosca giornata d'autunno, il principe Andrej vide dei cavalieri venirgli incontro. Quello che galoppava in testa, rivestito di un mantello caucasico e un berretto di pelle d'agnello in testa, cavalcava un cavallo bianco. Era il principe Bagration. Il principe Andrej si fermò ad aspettarlo. Il principe Bagration fermò il cavallo. Riconobbe il principe Andrej, gli fece un cenno col capo, e mentre Bolkonskij gli riferiva ciò che aveva visto, continuò a guardar fisso davanti a sé.
Quella stessa espressione: «Si comincia! Ci siamo!» appariva anche sulla vigorosa faccia bruna, dagli occhi socchiusi, torbidi, sonnacchiosi, del principe Bagration. Il principe Andrej scrutò con inquieta curiosità quel volto immobile, e avrebbe voluto sapere che cosa quell'uomo pensava e sentiva, che cosa pensava e sentiva in quel momento. «C'è davvero qualcosa, dietro quel viso immobile?» si domandava guardandolo. Il principe Bagration chinò il capo in segno d'assenso alle parole del principe Andrej, e disse: «Bene,» come se tutto quello che era successo e che gli veniva comunicato fosse né più né meno ciò che egli aveva previsto. Il principe Andrej parlava in fretta, ansimando per la veloce cavalcata. Il principe Bagration, col suo accento orientale, parlava invece lentamente, quasi a indicare che non c'era alcun motivo di affrettarsi. Spinse tuttavia al trotto il suo cavallo nella direzione della batteria di Tušin, e il principe Andrej si accodò al seguito. Dietro il principe Bagration cavalcavano l'ufficiale del seguito, l'aiutante di campo particolare del principe, Žerkov, un ufficiale d'ordinanza, l'ufficiale di stato maggiore di servizio in sella a un bel cavallo con la coda all'inglese, e un funzionario in abito borghese: un auditore, che aveva chiesto di assistere alla battaglia per curiosità. L'auditore, un