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ripido pendio, lungo il quale incontrarono una folla di soldati fra i quali qualcuno non era ferito. I soldati salivano la collina, ansanti, e nonostante la presenza del generale conversavano forte agitando le braccia. Davanti, nel fumo, si scorgevano le file di cappotti grigi, e un ufficiale, avendo visto Bagration, corse gridando dietro i soldati che camminavano in folla, esigendo che tornassero indietro. Bagration si avvicinò a cavallo alle file, lungo le quali, a tratti, schioccavano rapidi gli spari, soffocando il chiacchiericcio e le grida di comando. L'aria era impregnata del fumo della polvere. Le facce dei soldati apparivano stravolte, eccitate, affumicate dalla polvere. Alcuni affondavano le bacchette nei fucili, altri versavano la polvere sul focone, estraevano le cariche dalle giberne, altri ancora sparavano. Ma contro chi sparassero, non si vedeva a causa del fumo della polvere che il vento non riusciva a dissipare. Abbastanza spesso si udivano dei suoni ronzanti e sibilanti, alquanto piacevoli all'udito. «Cos'è questo?» pensò il principe Andrej avvicinandosi a quella folla di soldati. «Non è uno schieramento, dal momento che sono ammassati! Non è un attacco, perché non si muovono; non è un carré, perché non sono disposti come dovrebbero.»   
   Il comandante del reggimento, un vecchietto magro, dall'aria fragile, con un sorriso accattivante e le palpebre che cadevano pesanti sui suoi occhi senili conferendogli un'aria mite, si avvicinò a cavallo al principe Bagration e lo accolse come un padrone di casa accoglie un ospite caro. Egli riferì che contro il suo reggimento i francesi avevano sferrato un attacco di cavalleria, e che sebbene questo attacco fosse stato respinto, il reggimento aveva perduto più della metà degli uomini. Disse che l'attacco era stato respinto, facendo ricorso a questo termine militare per qualificare ciò che era accaduto nel suo reggimento; ma in realtà lui

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