cantavano e fischiavano accanto a loro. Parlava con lo stesso tono di preghiera e di rimprovero col quale un legnaiuolo dice a un signore che mette mano all'accetta: «Noialtri ci siamo abituati, ma voi vi farete venire i calli sulle mani!» Parlava come se quelle pallottole non lo potessero colpire, e gli occhi socchiusi conferivano alle sue parole una portata ancora più convincente. L'ufficiale di stato maggiore si unì alle esortazioni del comandante del reggimento, ma il principe Bagration non rispondeva; ordinò semplicemente di cessare il fuoco e di disporsi in modo da lasciar posto ai due battaglioni sopraggiunti. Mentre parlava, la cortina di fumo che nascondeva la valletta si spostò, come tirata da una mano invisibile, da destra a sinistra, a causa del vento che si era levato, e l'altura dirimpetto, con i francesi che vi si muovevano, apparve dinnanzi a loro. Tutti gli occhi erano involontariamente fissi su quella colonna francese che si avvicinava muovendosi attraverso il terreno scosceso. Già si vedevano i chepì di pelo dei soldati, si potevano distinguere gli ufficiali dai fanti, il drappo della bandiera sbattere contro l'asta.
«Marciano magnificamente,» disse qualcuno al seguito di Bagration.
La testa della colonna aveva già raggiunto il fondo del l'avvallamento. Lo scontro sarebbe avvenuto dall'altra parte del pendio...
I resti del nostro reggimento che aveva partecipato all'azione, riordinandosi in fretta si ritirarono verso destra; dietro di loro, cacciando avanti i più lenti a muoversi, avanzavano in bell'ordine i due battaglioni del Sesto cacciatori. Non erano ancora all'altezza di Bagration, ma già echeggiava il passo pesante, solido e cadenzato di quella massa umana. Sul fianco sinistro, il più vicino a Bagration, marciava un comandante di compagnia: un uomo aitante, col viso tondo,