piacevole. Oltre a ciò era distratto. Alzandosi, invece del suo cappello afferrò un tricorno con pennacchio da generale e lo tenne in mano, stropicciando quelle piume, finché un generale non lo pregò di restituirlo. Ma la sua distrazione e la sua inettitudine a entrare in un salotto e a conversarvi erano riscattate in lui da un'espressione di bontà, di semplicità e di modestia. Anna Pavlovna si voltò verso di lui, ed esprimendogli con cristiana mitezza il proprio perdono per la sua uscita, gli fece col capo un cenno di saluto e gli disse:
Spero di vedervi ancora, ma spero altresì che vorrete mutare le vostre opinioni, mio caro monsieur Pierre.»
Egli non rispose; si limitò a fare un inchino, mostrando ancora una volta a tutti quel suo sorriso che non diceva nulla o forse soltanto questo: «Le opinioni sono opinioni, ma potete vedere da voi che bravo e buon ragazzo sono io.» E tutti, anche Anna Pavlovna, senza volerlo ebbero quell'impressione.
Il principe Andrej uscì in anticamera e, mentre offriva le spalle al servitore che gli porgeva il mantello, ascoltava indifferente il chiacchiericcio tra sua moglie e il principe Ippolit, che era uscito anche lui in anticamera. Il principe Ippolit era in piedi accanto alla graziosa principessa incinta e insistentemente guardava proprio diritto a lei con la lorgnette.
«Andate, Annette, vi raffredderete,» disse la piccola principessina congedandosi da Anna Pavlovna. «C'est arrêté,» aggiunse piano.
Anna Pavlovna era già riuscita a parlare con Lise del fidanzamento che voleva combinare fra Anatol' e la cognata della piccola principessa.
«Spero in voi, cara amica,» disse piano anche Anna Pavlovna, «le scriverete e mi direte comme le père envisagera la chose. Au revoir.» E