uscì dall'anticamera.
Il principe Ippolit si avvicinò alla piccola principessa. Si chinò e accostando il suo viso a quello di lei, prese a dirle qualcosa in una specie di bisbiglio.
Due servitori, della principessina e del principe Ippolit, stavano in piedi aspettando che i due finissero di parlare; tenevano in mano l'uno uno scialle e l'altro una redingote, e ascoltavano quel discorrere in francese per loro incomprensibile con l'aria di chi capisce tutto ma non vuol darlo a vedere. Come sempre la principessina parlava sorridendo e ascoltava ridendo.
«Sono così contento di non esser andato dall'ambasciatore,» diceva il principe Ippolit, «sarebbe stata una tale noia... Magnifica serata. Non è vero che è stata magnifica?»
«Dicono che il ballo sarà molto bello,» rispondeva la principessina, torcendo in su il labbro ombreggiato di peluria. «Ci saranno le più belle donne della società.»
«Non tutte, dal momento che voi non ci sarete; non tutte,» esclamò il principe Ippolit ridendo di cuore; e, preso lo scialle di mano al servitore, e dandogli anzi addirittura uno spintone, si accinse a posarlo sulle spalle della principessina. Fosse per goffaggine o per intenzione (nessuno avrebbe potuto dirlo) per un bel poco non tolse le mani anche quando lo scialle era già posato sulle spalle; e parve quasi abbracciare la giovane donna.
Lei si scansò con un movimento grazioso, ma sempre sorridendo, si volse e gettò un'occhiata al marito. Il principe Andrej teneva gli occhi chiusi: aveva un'aria stanca e assonnata.
«Siete pronta?» domandò alla moglie, guardando oltre.