la propria fila, fece un piccolo salto, cambiò piede riprendendo il passo e si volse indietro con rabbia. «Sinist... sinist... sinist...» pareva di sentire dietro il minaccioso silenzio e il monotono rumore dei piedi che battevano ritmicamente contro il terreno.
«Bravi, ragazzi!» disse il principe Bagration.
«Per lo za-a-a-a-a-aaaar!» echeggiò nelle file. Un soldato accigliato, che marciava a sinistra, nel gridare volse gli occhi verso Bagration con un'espressione che pareva volesse dire: «Lo sappiamo anche noi.» Un altro, senza volgersi a guardare e come timoroso di distrarsi, spalancò la bocca, gridò e passò oltre.
Fu dato l'ordine di fermarsi e di posare gli zaini.
Bagration percorse le file che gli erano passate davanti e scese da cavallo. Porse le briglie a un cosacco, si tolse il mantello caucasico, consegnò anche questo, si sgranchì le gambe e si accomodò il chepì sulla testa. La colonna francese, con gli ufficiali davanti, era apparsa sotto la montagna.
«Con l'aiuto di Dio!» esclamò Bagration con voce ferma e asciutta. Si volse per un istante verso lo schieramento e, agitando leggermente le braccia, con un passo impacciato da cavallerizzo, quasi mostrando di far fatica si avviò sul terreno diseguale. Il principe Andrej sentiva che una forza invincibile lo trascinava avanti, e ne provava una grande felicità.
I francesi erano ormai vicini. Il principe Andrej, che camminava al fianco di Bagration, vedeva ormai chiaramente le bandoliere, le spalline rosse, perfino le facce dei francesi. (Distingueva benissimo un vecchio ufficiale francese che s'inerpicava faticosamente su per la collina con le gambe arcuate fasciate dalle ghette, afferrandosi ai cespugli.) Il principe Bagration non diede altri ordini; continuava a camminare in