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che chiedeva del fuoco per la fanteria.   
   «Un focherello ben caldo per la fanteria! Buon riposo, compaesani, e grazie tante per il fuoco; ve lo restituiremo con l'interesse,» disse, portando chissà dove nell'oscurità un tizzone ardente.   
   Dopo, accanto al fuoco passarono altri quattro soldati che trasportavano qualcosa di pesante su un pastrano. Uno inciampò.   
   «Maledetti, guarda se devono mettere la legna in mezzo alla strada,» brontolò.   
   «È morto. A che scopo portarcelo appresso?» disse un altro di loro.   
   «Già, se dipendesse da voi...»   
   E scomparvero nell'oscurità con il loro carico.   
   «Ebbene? Fa male?» domandò Tušin a Rostov con un bisbiglio.   
   «Sì, fa male.»   
   «La signoria vostra è chiamata dal generale! È qui nella capanna,» disse un artigliere avvicinandosi a Tušin.   
   «Subito, caro.»   
   Tušin si alzò e si allontanò dal fuoco abbottonandosi il cappotto e passandosi le mani nei capelli.   
   Non lontano dal falò degli artiglieri, in una capanna preparata apposta per lui, il principe Bagration cenava parlando con alcuni comandanti di unità che si erano riuniti presso di lui. C'era il vecchietto con gli occhi semichiusi che rosicchiava avidamente un osso di montone; il generale con ventidue anni di servizio irreprensibile, rosso in faccia a causa del pasto e di un bicchierino di vodka; l'ufficiale di stato maggiore con le iniziali sull'anello; Žerkov che sbirciava tutti con aria inquieta, e il principe Andrej, pallido, con le labbra serrate e uno scintillio febbrile nello sguardo.   

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