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   Nella capanna c'era, appoggiata in un angolo, la bandiera catturata ai francesi; l'auditore, palpava il tessuto della bandiera con espressione ingenua; perplesso scuoteva il capo, forse perché la vista di quella bandiera davvero lo interessava, o forse perché gli pesava, affamato com'era, guardare quella tavola alla quale si stava mangiando, e dove, d'altra parte, non c'era posto per lui. In un'altra capanna si trovava il colonnello francese preso prigioniero dai dragoni, circondato dai nostri ufficiali che lo esaminavano con curiosità. Il principe Bagration ringraziava i vari comandanti e li interrogava sui particolari della battaglia e sull'entità delle perdite. Il comandante del reggimento che a Braunau era stato ispezionato da Kutuzov riferiva al principe che, non appena cominciata la battaglia, lui era indietreggiato dal bosco, aveva raccolto gli uomini che erano stati mandati a raccoglier legna e, fattili sfilare davanti a sé con due battaglioni aveva attaccato alla baionetta e aveva travolto i francesi.   
   «Appena ho visto, eccellenza, che il primo battaglione era sbandato, mi sono messo sulla strada e ho pensato: "Farò passare costoro e poi accoglierò il nemico con un fuoco di fila." E così ho fatto.»   
   Il comandante del reggimento aveva desiderato a tal punto compiere questa azione, e rimpiangeva talmente di non esservi riuscito, da sembrargli che tutto si fosse svolto esattamente così. E poi, chissà che non fosse veramente accaduto? Era forse possibile capire, in quella baraonda, che cosa era successo e che cosa no?   
   «A proposito, devo far notare a vostra eccellenza,» proseguì, ricordandosi del colloquio di Dolochov con Kutuzov e del suo ultimo incontro con il degradato, «che l'ufficiale degradato Dolochov ha preso prigioniero sotto i miei occhi un ufficiale francese e si è

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