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particolarmente distinto.»   
   «Proprio allora, eccellenza, ho veduto la carica del reggimento di Pavlograd,» intervenne Žerkov guardandosi attorno con inquietudine; quel giorno Žerkov non aveva visto affatto gli ussari, ma ne aveva semplicemente udito parlare da un ufficiale di fanteria. «Hanno travolto due quadrati, eccellenza.»   
   Alle parole di Žerkov qualcuno sorrise, aspettandosi da lui, come sempre, qualche battuta; ma poi, accorgendosi che quanto andava dicendo tornava anche a onore delle nostre armi e di quella giornata di combattimenti, assunsero un'espressione compunta, sebbene quasi tutti sapessero che le parole di Žerkov erano assolutamente prive di fondamento. Il principe Bagration si rivolse al vecchio colonnello.   
   «Vi ringrazio tutti, signori; tutte le unitŕ hanno combattuto eroicamente: fanteria, cavalleria, artiglieria. Come mai al centro sono stati abbandonati due cannoni?» domandň poi, cercando qualcuno con gli occhi. (Il principe Bagration non aveva chiesto ragguagli sui cannoni del fianco sinistro: sapeva giŕ che da quella parte tutti i cannoni erano stati abbandonati sin dall'inizio dell'azione.) «Mi pare di avervi pregato...» aggiunse, rivolgendosi all'ufficiale superiore di servizio in quella giornata.   
   «Un pezzo era fracassato,» rispose l'ufficiale; «quanto all'altro, non riesco a capire; io sono rimasto in persona, per tutto il tempo, e ho dato gli ordini. Me ne sono andato solo all'ultimo momento... Era un inferno, credetemi,» aggiunse in tono di modestia.   
   Qualcuno disse che il capitano Tušin si trovava nelle immediate vicinanze del villaggio e che era stato mandato a chiamare.   
   «Ma voi c'eravate,» disse il principe Bagration, rivolgendosi al

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