principe Andrej.
«Come no? Per poco non c'incontravamo,» interloquì l'ufficiale di stato maggiore, sorridendo affabilmente a Bolkonskij.
«Io non ho avuto il piacere di vedervi,» proruppe il principe Andrej con voce tagliente. Tutti tacquero.
Sulla soglia apparve Tušin che avanzò timidamente alle spalle dei generali. Girando dietro i generali nell'angusto interno della casupola come sempre imbarazzato e confuso dalla presenza dei superiori, Tušin non scorse l'asta della bandiera e vi inciampò. Qualcuno scoppiò a ridere.
«Come mai sono stati abbandonati i cannoni?» domandò Bagration, accigliandosi, non tanto contro il capitano quanto nei confronti di quelli che ridevano, fra cui, più forte di tutti, Žerkov.
Solo ora, al cospetto del terribile superiore, Tušin ebbe in tutto il suo orrore l'esatta visione della sua colpa e dell'onta di aver perduto due cannoni e di essere sopravvissuto. Era così agitato che sino a quel momento non se n'era ancora reso conto. Le risa degli ufficiali lo sconcertarono ancor di più. Era in piedi davanti a Bagration con la mascella inferiore che gli tremava e riuscì appena a mormorare:
«Non saprei... eccellenza... mancavano uomini, eccellenza.»
«Avreste potuto prenderli dalle truppe di copertura!»
Tušin non disse che truppe di copertura non ce n'erano, sebbene questa fosse la pura verità. Temeva con questo di compromettere qualche altro comandante e fissava in silenzio Bagration, con gli occhi sbarrati, come un allievo che non sa rispondere guarda negli occhi il suo esaminatore.
Il silenzio che seguì fu abbastanza lungo. Il principe Bagration, che evidentemente non desiderava mostrarsi severo, non sapeva che cosa dire; gli altri non osavano immischiarsi nel colloquio. Il principe Andrej