era un pretesto, che l'attenzione generale era concentrata su loro due: su Pierre ed Hélène. Il principe Vasilij imitava i singhiozzi di Sergej Kuz'mièe nello stesso tempo con lo sguardo correva alla figlia; e mentre rideva, l'espressione del suo volto diceva: «Tutto procede bene; oggi si deciderà ogni cosa.» Anna Pavlovna lo ammoniva a non dileggiare notre bon Vjasmitinoff, ma nei suoi occhi, che in quel momento si posavano fugacemente su Pierre, il principe Vasilij leggeva gli auguri per il futuro genero e per la felicità della figliola. La vecchia principessa, offrendo del vino con un sospiro malinconico alla sua vicina e gettando un'occhiata amara alla figlia, con quel sospiro sembrava dire: «Sì, ormai a noi due non è rimasto altro che berci questo vin dolce, mia cara; ora tocca a questa gioventù d'essere felice, in modo così insolente e provocante.» «Che stupidaggini sono tutte quelle che sto raccontando, come se me ne importasse qualcosa,» pensava un diplomatico sbirciando le facce radiose dei due innamorati, «ecco qual è la felicità!»
In mezzo agli interessi meschini e artificiosi che legavano quella gente, era piombato come per caso il semplice sentimento d'attrazione reciproca di un uomo e di una donna, giovani, belli e sani. E questo sentimento umano schiacciava tutto e si librava su tutto quel chiacchiericcio artificioso. Gli scherzi non erano gai, le novità non erano interessanti, l'animazione era palesemente simulata. Non soltanto gli ospiti, ma perfino i domestici che servivano a tavola parevano accorgersene e dimenticavano le regole del servizio, lanciando occhiate alla bellissima Hélène, al suo volto raggiante e alla faccia accesa, grassa, felice e preoccupata di Pierre. Pareva che perfino le luci delle candele fossero concentrate soltanto su quei due volti felici.
Pierre avvertiva di essere al centro dell'attenzione, e ciò lo