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nell'orecchio e gli diceva qualcosa per la seconda volta. Ma Pierre era così assorto che non capiva cosa gli stessero dicendo.   
   «Ti sto domandando quando hai ricevuto la lettera di Bolkonskij,» ripeteva per la terza volta il principe Vasilij. «Come sei distratto, mio caro.»   
   Il principe Vasilij sorrise e Pierre vide che tutti, tutti sorridevano a lui e ad Hélène. «Be', che cosa ci posso fare, se lo sapete tutti?» si disse Pierre. «Che cosa vi posso dire? è vero!» Sorrise anche lui, col suo mite, infantile sorriso; e anche Hélène sorrideva.   
   «Quando l'hai ricevuta? È scritta da Olmütz?» ripeté il principe Vasilij come se gli occorresse saperlo per risolvere una discussione in corso.   
   «Come si può pensare e parlare di simili stupidaggini?» pensava Pierre.   
   «Sì, da Olmütz,» rispose con un sospiro.   
   Dopo la cena Pierre seguì gli altri in salotto, accompagnando la sua dama. Gli invitati cominciarono ad andarsene; qualcuno se ne andò via senza accomiatarsi da Hélène; altri, come se non volessero distrarla da una occupazione importante, le si avvicinavano per un momento e se ne andavano subito, dispensandola dall'accompagnarli. Il diplomatico, uscendo dal salotto, era immerso in un mesto silenzio. La sua carriera gli appariva tutta la sua vanità, in confronto alla felicità di Pierre. Il vecchio generale brontolò inquieto con sua moglie quando lei gli domandò come stesse la sua gamba: «Che vecchia scema,» pensò. «Guarda Elena Vasil'evna, lei sì che sarà una bellezza anche quando avrà cinquant'anni!»   
   «Mi sembra di potervi fare gli auguri,» bisbigliò Anna Pavlovna alla

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