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sollevò sopra Alpatyè, e lo avrebbe colpito se l'amministratore istintivamente non avesse scansato il colpo. «Tu credevi, eh?... Canaglia!...» gridava precipitosamente. Ma sebbene Alpatyè, spaventato egli stesso per il suo ardire nell'aver scansato il colpo, si fosse avvicinato al principe, chinando mansuetamente davanti a lui la sua testa calva, o forse proprio per questo, il principe continuò a gridare: «Canaglie!... Ricoprite la strada con la neve!» Ma rinunciò a sollevare un'altra volta il bastone e corse dentro casa.   
   Prima di pranzo, la principessina e M.lle Bourienne, avendo saputo che il principe era di cattivo umore, lo aspettarono stando in piedi. M.lle Bourienne aveva un viso raggiante che diceva: «Io non so niente, io sono quella di sempre», mentre la principessina Mar'ja era pallida, spaventata, e teneva gli occhi a terra. La cosa più penosa, per la principessina Mar'ja, era il sapere che in questi casi bisognava comportarsi come M.lle Bourienne, ma lei non ci riusciva. Pensava: «Se facessi finta di non accorgermene, lui potrebbe pensare che non partecipo ai suoi affanni; se invece mostrassi di essere anch'io triste e di cattivo umore, lui direbbe (come altre volte era successo), che ho una faccia da funerale, eccetera eccetera.»   
   Il principe guardò la faccia impaurita di sua figlia e sbuffò. «Canagl... oppure una stupida!» disse.   
   «E l'altra non c'è! Anche con lei si saranno già messi a spettegolare,» pensò, riferendosi alla piccola principessa che non era in sala da pranzo.   
   «E la principessa dov'è?» domandò. «Si nasconde?...»   
   «Non sta tanto bene,» disse M.lle Bourienne sorridendo gaiamente, «non scende. Bisogna compartirla: nelle sue condizioni...»   

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