farabutto di Alpatyè?»
«No, mon père.»
Per quanto M.lle Bourienne avesse scelto a sproposito il tema della conversazione, ella non desistette, e prese a chiacchierare delle serre, della bellezza dei nuovi fiori che erano sbocciati, cosicché il principe dopo la minestra si ammansì un poco.
Dopo il pranzo si recò dalla nuora. La piccola principessa sedeva davanti a un tavolinetto e chiacchierava con Maša, la cameriera. Vedendo il suocero si fece pallida.
La piccola principessa era molto cambiata. Appariva piuttosto brutta che bella, adesso. Le guance erano flosce, il labbro superiore era più rialzato, le palpebre erano gonfie.
«Sì, un certo peso,» rispose al principe che le domandava che cosa si sentisse.
«Ti serve qualcosa?»
«No, merci, mon père.»
«Bene, bene.»
Uscì e raggiunse l'office, attiguo alla sala da pranzo. Alpatyè era in piedi in mezzo alla stanza, con la testa china.
«È stata ricoperta la strada?»
«Sì, eccellenza, sì. Perdonate, per amor di Dio, è stato solo per sbadataggine...»
Il principe lo interruppe e scoppiò nella sua risata innaturale.
«Bene, bene.»
Porse la mano, che Alpatyè baciò; e poi andò nel suo studio.
Il principe Vasilij arrivò quella sera. Fu ricevuto sul viale d'ingresso dai cocchieri e dai camerieri che con molte grida