vita. Questo è troppo chiaro, non va bene; no, non va bene!»
Ciò che non andava bene non era l'abito, ma il volto e tutta la figura della principessina; ma di questo M.lle Bourienne e la piccola principessa non si rendevano conto. A loro sembrava che, aggiungendo un nastro celeste ai capelli pettinati all'insù, e cingendo di una fascia celeste l'abito marrone, tutto si sarebbe aggiustato. Dimenticavano che quel viso spaventato e quella figura non potevano mutare, e perciò, per quanto modificassero la cornice e l'ornamento, il viso restava misero e brutto. Dopo due o tre varianti alle quali la principessina si sottomise con docilità, quando fu pettinata all'insù (un'acconciatura che palesemente alterava e sciupava il suo viso), con la sciarpa celeste e l'abito da ricevimento color granata, la piccola principessa le girò intorno due volte, accomodò con la sua piccola mano una piega dell'abito, diede una tiratina alla sciarpa e, chinando la testa, esaminò la cognata ora da un lato, ora dall'altro.
«No, così non va,» disse con decisione e batté le mani. «Non Marie, décidément ça ne vous va pas. Je vous aime mieux dans votre petite robe grise de tous les jours. Non, de grâce, faites cela pour moi. Katja,» disse poi alla cameriera, «porta alla principessina l'abito grigio; vedrete, M.lle Bourienne, accomoderò tutto io,» aggiunse con un sorriso che pregustava una gioia d'artista.
Quando Katja portò l'abito richiesto, la principessina Mar'ja era ancora seduta immobile davanti allo specchio; guardava il proprio volto, e vedeva nello specchio i suoi occhi pieni di lacrime e la bocca che le tremava, prossima a prorompere in singhiozzi.
«Voyons, chère princesse,» disse M.lle Bourienne, «encore un petit effort.»