Lise, e non soltanto rinunciò a mutar pettinatura, ma non si guardò nemmeno allo specchio.
Sedeva in silenzio, con gli occhi assorti e le braccia abbandonate lungo il corpo, e pensava. Si immaginava un marito, un uomo forte, un dominatore e, per qualche incomprensibile ragione, attraente, che d'un tratto la trasportasse in un suo mondo felice, diverso. Si immaginava, attaccato al seno, un bambino suo, come quello che aveva visto il giorno prima alla figlia della balia.
Il marito le stava accanto, e guardava con tenerezza lei e il bambino. «Ma no, è impossibile, io sono troppo brutta,» pensò.
«Il tè è servito. Il principe verrà subito,» disse dietro la porta la voce della cameriera.
Lei si riscosse e rimase atterrita di ciò che pensava. Prima di scendere, si alzò, entrò nella stanza delle icone, e fissando lo sguardo sul volto annerito della grande immagine del Salvatore illuminata dalla lampada, vi sostò alcuni minuti con le mani giunte. Nell'anima della principessina Mar'ja c'era un dubbio tormentoso. Per lei era possibile la gioia dell'amore, dell'amore profano per un uomo? Pensando al matrimonio la principessina Mar'ja sognava la felicità familiare e i figli, ma il suo sogno dominante, il più forte e il più segreto, era l'amore terreno. Questo sentimento era tanto più forte quanto più essa si sforzava di celarlo agli altri e persino a se stessa. «Dio mio,» si diceva, «come posso soffocare dentro il mio cuore questi pensieri del demonio! Come posso reprimere per sempre questi pensieri malefici e adempiere solo alla tua volontà?» Questa domanda era appena formulata che Dio le rispondeva nel suo stesso cuore: «Non desiderare nulla per te; non cercare, non agitarti, non invidiare. L'avvenire delle persone e il tuo destino ti