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   Il vecchio principe si stava vestendo senza fretta nel suo studio, e con la fronte aggrottata stava pensando a quel che doveva dire. L'arrivo di quegli ospiti l'aveva irritato. «Che m'importa del principe Vasilij e di suo figlio? Il principe Vasilij è un fanfarone, un essere vacuo, e anche il figlio dev'essere un bel soggetto,» brontolava fra sé. Lo irritava il fatto che l'arrivo di quegli ospiti ridestasse nel suo animo un problema irrisolto, costantemente soffocato; un problema a proposito del quale il vecchio principe ingannava sempre se stesso. Il problema era questo: avrebbe mai acconsentito a separarsi, prima o poi, dalla principessina Mar'ja e a cederla a un marito? Il principe rifiutava sempre di porsi in modo chiaro questa domanda, sapendo già in anticipo che avrebbe risposto secondo equità e che l'equità, in questo caso, era in contraddizione prima ancora che col suo sentimento, con le sue stesse possibilità di vivere. La vita era impensabile per il principe Nikolaj Andreeviè senza la principessina Mar'ja, sebbene in apparenza potesse sembrare ch'egli la tenesse in poco conto. «E a quale scopo dovrebbe sposarsi?» pensava. «Di sicuro, per essere infelice. Guardate Lise: ha sposato Andrej (e oggi sarebbe difficile trovare un marito migliore), ma è forse contenta del suo destino? E chi sposerebbe Mar'ja per amore? È brutta, è sgraziata. La prenderebbero per il nome che porta, perché è ricca. D'altra parte, non ci sono donne che restano zitelle? E magari sono le più felici!» Così pensava, vestendosi, il principe Nikolaj Andreeviè, ma d'altronde quel problema sempre rinviato esigeva un'immediata soluzione. Il principe Vasilij aveva portato con sé suo figlio con l'evidente proposito di fare una proposta di matrimonio, e probabilmente quel giorno stesso o l'indomani avrebbe preteso una risposta precisa. Un nome, una brillante posizione mondana. «Perché no? Io non ho nulla in

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