contrario,» si diceva il principe, «ma che sia degno di lei, però. Ad ogni modo, staremo a vedere.» Magnickij si mise subito in posa e cominciò a recitare dei versi scherzosi, in francese, che lui stesso aveva composto prendendo a soggetto certi noti personaggi di Pietroburgo, e più volte fu interrotto da applausi. Poi, quando la recita dei versi fu conclusa, il principe Andrej si avvicinò a Speranskij per congedarsi.
«Ho fatto quel che potevo, e vi dirò che l'educazione che s'impartisce laggiù è molto migliore della nostra.»
Prese sotto braccio il principe Vasilij e lo condusse nel suo studio.
Rimasto a tu per tu con il vecchio principe, il principe Vasilij non tardò a esprimere i suoi desideri e le sue speranze.
«Che cosa credi,» rispose irritato il vecchio principe, «che io la voglia tenere, che non possa separarmene? Guarda che cosa vanno a immaginarsi!» esclamò, in preda alla collera. «Fosse per me, anche domani! Ti dico solo che io, mio genero, lo voglio conoscere meglio. Tu sai le mie regole: tutto alla luce del sole! Domani la interrogherò in tua presenza: se lei acconsente, lui potrà trattenersi per un po' qui con noi. Lui si tratterrà qui e io avrò tempo di studiarlo un poco.» Il principe sbuffò. «Che si sposi pure, per me fa lo stesso,» prese a gridare con la stessa voce stridula che aveva quando si era congedato dal figlio.
«Preferisco parlarvi con tutta franchezza,» disse il principe Vasilij, nel tono dell'uomo furbo che s'è convinto dell'inutilità di ricorrere alla furberia di fronte alla perspicacia del suo interlocutore. «Voi, del resto vedete le persone in trasparenza. Anatol' non è un genio, ma è un ragazzo buono e onesto, un ottimo giovane, tutto famiglia.»
«Bene, bene, staremo a vedere.»
Come sempre succede alle donne sole, a lungo prive di compagnia