maschile, le signore che vivevano in casa del principe Bolkonskij, alla comparsa di Anatol' avevano sentito in egual modo che la loro esistenza fino a quel momento non era stata una vera vita. La forza di pensare, di sentire, di osservare si era all'istante decuplicata in ciascuna di loro, e la loro vita che fino ad allora si era svolta nelle tenebre, all'improvviso fu rischiarata da una luce nuova e piena di significato.
«Staremo a vedere,» esclamò ad alta voce. «Staremo a vedere.»
E, come sempre, entrò a passi vivaci nel salone, abbracciò tutti con un rapido sguardo, e si accorse di tutto: del vestito della piccola principessa, del nastro della Bourienne, e della goffa acconciatura della principessina Mar'ja, dei sorrisi della Bourienne e di Anatol', dell'isolamento della sua principessina nella conversazione generale. «S'è agghindata come una stupida!» pensò gettando un'occhiata furibonda alla figlia. «Non ha un briciolo di pudore! E lui non la guarda nemmeno!»
«Benvenuto, sono lieto di vederti.»
«Per visitare un caro amico, val la pena fare sette verste,» esordì il principe Vasilij, parlando veloce nel suo consueto tono familiare. «Ecco il mio secondogenito, lo raccomando alla vostra benevolenza.» Il principe Nikolaj Andreeviè squadrò Anatol'.
«Bel giovanotto! Bravo!» disse. «Su, vieni, baciami,» disse, porgendogli la guancia. Sapeva benissimo che quell'uomo era
Anatol' baciò il vecchio e lo guardò con curiosità e perfetta calma, aspettando di vedere se avrebbe presto manifestato le bizzarrie promessegli da suo padre. Il principe Nikolaj Andreeviè sedette al suo solito posto in un angolo del divano, trasse a sé una sedia per il principe Vasilij, gliela indicò e si mise a fargli domande sugli affari politici e sulle novità. Sembrava ascoltare con attenzione ciò che il