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principe Vasilij raccontava, ma lanciava continue occhiate alla principessina Mar'ja. «Sicché scrivono da Potsdam?» disse, ripetendo le ultime parole del principe Vasilij; poi all'improvviso si alzò, avvicinandosi alla figlia.   «È per gli ospiti che ti sei agghindata così?» disse. «Graziosa, molto graziosa. Tu hai adottato questa nuova pettinatura per gli ospiti e io, in presenza degli ospiti, ti dico di non osare di conciarti in questo modo senza il mio permesso.»   
   «Voi siete libera di fare quel che volete,» disse il principe Nikolaj Andreeviè facendo una riverenza alla nuora, «ma lei non ha motivo di sfigurarsi; e già brutta così.» E tornò a sedersi al suo posto senza più rivolgere l'attenzione a sua figlia, che ormai era sul punto di piangere.   
   «Al contrario, quest'acconciatura sta molto bene alla principessina,» disse il principe Vasilij.   
   «Ebbene, giovane amico, giovane principe... come si chiama?» disse il principe Nikolaj Andreeviè, rivolgendosi ad Anatol', «Vieni un po' qui, parliamo, facciamo conoscenza.»   
   «Ecco adesso comincia il divertimento,» pensò Anatol', e con un sorriso sedette vicino al vecchio principe.   
   «Dunque, mio caro: a quanto mi dicono siete stato educato all'estero. Non come tuo padre e me, che abbiamo imparato a leggere e a scrivere da un prete. Ditemi un po': adesso prestate servizio nella Guardia a cavallo?» domandò il vecchio, fissando da vicino Anatol'.   
   «No, sono passato alle truppe di linea,» rispose Anatol' trattenendosi a fatica dal ridere.   «Che cosa vi serve, colonnello? Sono al vostro servizio.»   
   «Ah! bene, bene. Sicché, mio caro, volete servire l'imperatore e la patria? Siamo in tempo di guerra. Un bravo giovanotto come voi deve

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