servire, deve servire. Siete al fronte?» «Adesso, conte, io mi sono sistemato alla perfezione nel nuovo appartamento,» esordì Berg, evidentemente convinto che anche gli altri, nell'udire un fatto del genere, potessero soltanto compiacersene, «e perciò ho deciso di dare una piccola serata per i conoscenti miei e di mia moglie.» (Egli sorrise in modo ancor più amabile.) «Volevo pregare la contessa e voi di onorarmi di una vostra visita a casa nostra per una tazza di tè e... per la cena.» Riunitosi dunque ai cosacchi, chiese dove fosse il reggimento che faceva parte del distaccamento di Platov, e verso sera rintracciò il suo padrone Nikolaj Rostov, che era di stanza a Jankovo e proprio in quel momento era montato a cavallo insieme con Il'in per fare perlustrazione nelle campagne circostanti. Rostov diede un altro cavallo a Lavruška e se lo portò appresso.
«No, principe. Il nostro reggimento è in marcia; ma io sono stato assegnato... Dove sono stato assegnato, papà?» chiese Anatol' rivolgendosi ridendo a suo padre. Soltanto la contessa Elena Vasil'evna, giudicando indecoroso per sé recarsi in casa d'una famiglia Berg, poteva esser capace di rifiutare quell'invito. Berg spiegò con tanta chiarezza perché desiderasse raccogliere presso di sé una piccola e selezionata compagnia, perché questo gli avrebbe fatto piacere, e per quale ragione fosse incline a non sprecar denaro in partite a carte e altre cose mediocri, ma per un gruppo eletto di persone fosse pronto ad affrontare delle spese, che Pierre non seppe declinare l'invito e promise di andare.
«A quanto pare fa magnificamente il suo dovere! Dove sono stato assegnato! Ah-ah-ah!» esclamò il principe Nikolaj Andreeviè, scoppiando a ridere. «Però non venite tanto tardi, conte, se posso chiedervelo; dieci minuti prima delle otto, scusate l'ardire. Faremo una partita, ci sarà il