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nostro generale. Lui è molto buono con me. Poi si cenerà. Siate così gentile, dunque.»
   Anatol' prese a ridere ancora più forte. All'improvviso il principe Nikolaj Andreeviè si accigliò.   Contrariamente alla sua abitudine di arrivare in ritardo, invece che alle otto meno dieci quel giorno Pierre giunse in casa Berg alle otto meno un quarto.   
   «Be', va' pure,» disse ad Anatol'.   I Berg, provveduto a quanto occorreva per la serata, erano già pronti a ricevere gli invitati.   
   Anatol', con un sorriso, si accostò di nuovo alle signore.   Berg era insieme alla moglie nel suo nuovo studio, lindo e luminoso, arredato con mobili nuovi, con piccoli busti e quadretti qua e là. Sedeva vestito della sua uniforme nuova, tutta abbottonata, accanto alla moglie, e le andava spiegando che si possono e si debbono sempre avere conoscenze al di sopra di noi, perché soltanto così si può trarne qualche piacevole conseguenza.   
   «Sicché l'hai fatto educare all'estero, principe Vasilij, eh?» disse il vecchio principe.   «Ne ricavi qualcosa, puoi chiedere qualcosa. Ecco, guarda come sono vissuto io sin dai primi gradi che ho avuto (Berg non misurava la sua vita in base agli anni, ma in base alle sue promozioni). I miei compagni non sono ancora nulla, mentre io faccio le veci del comandante del reggimento, ho la gioia di essere vostro marito.» Si alzò e baciò la mano di Vera, ma, prima di avvicinarsi a lei, distese l'angolo del tappeto che si era rivoltato. «E con che cosa ho ottenuto tutto questo? Soprattutto sapendo scegliere le mie conoscenze. Va da sé che bisogna anche saper essere virtuosi e diligenti.»   
   La principessina Mar'ja non pensava al proprio viso e alla propria acconciatura, anzi, non se ne ricordava più. Il bel viso aperto dell'uomo che forse sarebbe diventato suo marito assorbiva tutta la sua attenzione.

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