rapita, poi le sarebbe apparsa sa pauvre mère, e lui l'avrebbe sposata. Così nella testa M.lle Bourienne andava configurando la sua futura storia mentre discorreva con Anatol' di Parigi. Non c'era nessun calcolo in M.lle Bourienne (non si soffermava neanche un istante su quale sarebbe dovuto essere il suo modo di agire), ma tutto questo era già definito da molto tempo dentro di lei, e ora si raggruppava intorno ad Anatol', al quale lei desiderava e si sforzava di piacere il più possibile.
Quanto alla piccola principessa, come una vecchia cavalla di reggimento che si scuote quando sente il suono della tromba, presa inconsciamente dal gioco e dimentica della propria situazione, s'era accinta all'abituale galoppo della civetteria, senza alcun recondito pensiero di lotta, ma con ingenua e spensierata allegrezza.
Sebbene Anatol' in compagnia femminile assumesse d'abitudine l'atteggiamento dell'uomo stanco di esser rincorso dalle donne, ora provava un vanitoso piacere nel constatare quale influenza esercitasse su quelle tre signore. Oltre a ciò, egli cominciava a sentire, per la graziosa e provocante Bourienne, del desiderio appassionato e brutale che s'impadroniva di lui con straordinaria velocità e lo spingeva alle azioni più turpi e audaci.
Dopo il tè il gruppo passò nella stanza dei divani e la principessina fu pregata di suonare il clavicembalo. Anatol' le si pose di fronte appoggiandosi ai gomiti, vicino a M.lle Bourienne, mentre i suoi occhi, ridenti e soddisfatti, fissavano la principessina Mar'ja. Ella sentiva quello sguardo posato su di sé con un'emozione al tempo stesso tormentosa e lieta. La sua sonata preferita la trasportò nel suo mondo più intimo e poetico e lo sguardo che sentiva posato su di lei conferiva a quel mondo una poesia ancor più intensa. Lo sguardo di Anatol', invece, sebbene fosse