Tutti si ritirarono, e quella notte nessuno per un pezzo riuscì a dormire, tranne Anatol', il quale si addormentò appena entrato nel letto.
«Possibile che lui diventi mio marito, proprio lui: quest'uomo sconosciuto, così bello, così buono. Soprattutto buono,» pensava la principessina Mar'ja, e la paura che essa non provava quasi mai, improvvisamente l'assalì. Aveva paura di guardarsi attorno; le sembrava che qualcuno si celasse lì, dietro il paravento, nell'angolo buio. E quel qualcuno era lui, il diavolo; ed insieme era lui, quell'uomo dalla fronte bianca, le nere sopracciglia e la bocca vermiglia.
Suonò per chiamare la cameriera e la pregò di coricarsi nella sua camera.
Quella sera M.lle Bourienne passeggiò a lungo nel giardino d'inverno aspettando invano qualcuno, ora sorridendo a quel qualcuno, ora commuovendosi fino alle lacrime alle immaginarle parole della pauvre mère che le rimproverava la sua caduta.
La piccola principessa brontolò con la cameriera, perché il letto non era stato rifatto a dovere. Non riusciva a star sdraiata né su un fianco né supina. Tutto le dava un senso di disagio e di oppressione. Il suo ventre le pesava. Le pesava più che mai prima di allora, perché la presenza di Anatol' l'aveva trasportata in un'epoca diversa, quando il suo ventre non era gonfio e tutto per lei era facile e gaio. Stava seduta in poltrona in camicia e cuffia da notte. Frattanto Katja, assonnata, con la treccia sciolta, per la terza volta sprimacciava e rivoltava il pesante materasso di piume borbottando qualcosa fra sé.
«Ti ho detto che è tutto bernoccoli e buche,» diceva la piccola principessa, «io per prima sarei felice di addormentarmi: dunque non è colpa mia.» E la sua voce tremò come quella di un bambino che sta per