piangere.
Nemmeno il vecchio principe dormiva. Nel sonno Tichon lo udiva sbuffare e camminare nervosamente. Al vecchio principe pareva di essere stato offeso nella persona di sua figlia. E l'offesa era tanto più dolorosa, in quanto non si riferiva a lui, ma a un'altra persona, alla figlia, che egli amava più di se stesso. Andava dicendosi che doveva riflettere su tutta la faccenda e decidere per il meglio; e tuttavia non faceva che irritarsi sempre di più.
«Si fa avanti il primo venuto e quella si dimentica di suo padre, di tutto e di tutti, si pettina all'insù, scodinzola; non sembra neanche più lei! È felice di piantare in asso suo padre! E lo sapeva che me ne sarei accorto. Frr... frr... frrr... E non lo vedo, forse, che quel cretino guarda soltanto la Bur'enka (bisogna cacciarla via)! E non ha neppure abbastanza orgoglio per capire tutto questo! Se non ha orgoglio per sé, almeno potrebbe averne per me. Bisogna farle capire che quello stupido non si cura affatto di lei, ma bada soltanto alla Bourienne. Se lei non ha orgoglio, glielo farò capire io...»
Dicendo alla figlia che prendeva un abbaglio, che Anatol' aveva piuttosto l'intenzione di corteggiare la Bourienne, il vecchio principe sapeva che avrebbe ferito l'amor proprio della principessina Mar'ja e che avrebbe avuto partita vinta ottenendo quel che lui voleva: non separarsi, cioè, dalla figlia, sicché si tranquillizzò su questo punto. Chiamò Tichon e cominciò a spogliarsi.
«È il diavolo che li ha portati!» pensava, mentre Tichon l'aiutava a infilare la camicia da notte sul suo corpo adusto di vecchio, coperto sul petto di peli grigi. «Io non li ho chiamati. Sono venuti a sconvolgere la mia vita; e ne resta così poca, ormai.»